La magia del campanile di Soleto costruito in una notte

Soleto

È uno dei paesi più importanti della Grecia salentina, come attestano i numerosi reperti archeologici risalenti sino al periodo preistorico. Dista ca. 25 km da Lecce. Importante nel periodo messapico, come è testimoniato dalla produzione di ceramiche. Evidenti sono le tracce della centuriazione romana. Il suo rapido sviluppo fu, soprattutto, opera dei Greci-Bizantini e il suo centro storico conserva tuttora la struttura dell’antica “chora” bizantina

II Campanile

Tra le numerose testimonianze dell’importanza di Soleto nei tempi antichi, il Campanile è, senza dubbio, l’emblema di un passato glorioso. Costruito in pietra leccese, alto 45 metri, isolato per 400 anni, fu successivamente attiguo alla chiesa dell’Assunta. È sorto nel punto più alto del paese.

Presenta una base alquanto semplice. Sul lato nord rimangono tracce di affreschi, che rappresentano S.Nicola, S.Stefano e S. Giovanni Evangelista.

foto del campanile di Soleto

i primi quattro ordini

Il primo ordine è privo di finestre, presenta una cornice ad archetti trilobati. Il secondo ordine, anch’esso senza finestre, presenta una doppia cornice ad archetti. Il terzo ordine è caratterizzato da una bifora su ogni lato, divisa da una colonnina tortile e due colonnine con in cima due leoni.

Quattro grifi minacciosi sporgono sugli spigoli della cornice, che separa il terzo dal quarto ordine. Sono elementi architettonici atti ad attenuare, prospetticamente, la rastremazione del muro, in quel punto.

Il quarto ordine ha la stessa decorazione e le stesse bifore del terzo.

La cornice costituisce il sostegno di una balconata, che presenta stemmi nobiliari degli Orsini e di altre famiglie nobili, con essi imparentate.

l’ultimo ordine e le bifore

L’ultimo ordine,a pianta ottagonale, è arricchito da otto bifore, leoni alati, piccole colonne angolari, con capitelli a sostegno di una cupola ogivale, rivestita di maioliche colorate. Le campane, nel 1600, furono trasferite nel campanile più basso, sito sul lato est della chiesa matrice, la cui facciata fu addossata alla guglia orsiniana nel 1793.

Tutte le bifore e gli angoli degli ordini superiori sono arricchiti da numerosi arabeschi, mascheroni mantello morti e zoomorfi. Nella parte più alta si individuano alcune ciotole in pietra di rozza fattura. Probabilmente erano utilizzate per l’illuminazione ad olio durante la notte. Varie sono le supposizioni sull’uso delle lampade. Potevano servire per l’orientamento o per segnalare una situazione di pericolo oppure per evidenziare la Contea di Soleto, che costituiva il punto centrale tra i vari paesi, che di essa facevano parte: Galatina, Cutrofiano, Zollino, Aradeo, Sogliano e Sternatia.

Infine, in prossimità di un angolo sottostante la balaustra, una testa, con corona nobiliare e con grandi orecchie, rappresenta il potere di ascolto del principe.

i restauri

Nel corso degli anni ci sono stati vari interventi di restauro, come quello relativo alla muratura, con la tecnica del “cuci e scuci” , molto frequente per la tenera pietra leccese. Fu praticata, inoltre, la chiusura di un ingresso che permetteva di accedere all’interno del Campanile dalla facciata nord.

Il Campanile, con il suo stile gotico, rappresenta, secondo Martin Briggs, un vero e proprio capolavoro. Per questo è da considerarsi uno tra i tre Campanili più importanti d’Italia, dopo quello di Giotto a Firenze e quello di Verona.

Perché un Campanile tipico di una chiesa di rito latino, in un ambiente greco-bizantino?

Nel 1700, a Soleto, si praticava ancora il rito greco-bizantino accanto al più recente rito latino. I pontefici romani si impegnarono per la prevalenza di quest’ultimo e, come strumento di propaganda, edificarono il Campanile. Esso, fatto erigere nel 1397 da Raimondello Orsini del Balzo, conte di Soleto e principe di Taranto, divenne simbolo della potenza della famiglia Orsini e della Chiesa latina, che impose la sua politica in una comunità greca per cultura, lingua e religione. Sul nome del costruttore non c’è alcuna certezza.

Una epigrafe, di incerta provenienza, riporta il nome di Francesco Colaci, architetto di Surbo.

La leggenda

Si narra che il mago Matteo Tafuri, di Soleto, a dimostrazione dei suoi eccezionali poteri, in una notte di tempesta, ordinò alle streghe di ricamare la trama delle sculture, mentre diavoli alati trasportavano i vari elementi della costruzione alla luce delle fiaccole. Ma, al canto del gallo, si ruppe l’incantesimo e quattro diavoli, rappresentati dai grifoni, rimasero pietrificati ai quattro angoli del Campanile. Quindi, secondo la leggenda, il Campanile fu edificato ” ope daemonio brevissimo unius noctis spazio”.

In realtà, Matteo Tafuri nacque un secolo dopo la costruzione. Egli fu un umanista del 1500, scienziato, filosofo, nonché instancabile viaggiatore: visitò Italia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Francia e Polonia. Numerosi i suoi scritti, ma poco è giunto fino a noi. Dall’epigrafe incisa sull’architrave della sua casa natale a Soleto si evince la sua umiltà: “Humile so et humilta’ me basta. Dragon diventaro’ se alcun me tasta” ( = Sono umile ed orgoglioso della mia mia umiltà. Ma sono pronto a diventare un drago se qualcuno osa beffeggiarmi.)

La credenza fantastica, per la quale il Tafuri rischiò il rogo dell’Inquisizione, rappresenta una prova della “resistenza ” di una comunità bizantina, greca per lingua e religione, al processo di latinizzazione, attraverso un simbolo cristiano-latino. Proprio per questo la Guglia degli Orsini fu considerata un’inutile ostentazione, frutto di menti diaboliche e di artifici di streghe.

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