Idume: un fiume sotterraneo nel sitibondo Salento

vista dello sbocco dell'idume a torre chianca

L’  Idume ed i suoi segreti.

Il nostro territorio carsico ed il relativo sistema delle risorgive hanno permesso la formazione di un fiume sotterraneo, che attraversa Lecce per 7 Km., con una portata d’acqua di 1000 litri al secondo.

Alcuni palazzi storici leccesi, costruiti sul fiume, erano e sono dotati di pozzi e piscine naturali. Il fiume scorre anche in superficie, in prossimità della costa adriatica e, formando il bacino Idume, a Torre Chianca ( 10 Km. da Lecce ), sfocia sulla spiaggia della marina leccese, con le sue acque fresche e limpide, che, in alcuni punti, per un gioco di correnti,generano un idromassaggio naturale, da cui trarre beneficio.

Per la presenza del fiume, anticamente, giungevano nel nostro territorio i greggi, per la pratica appenninica della transumanza. Le sue acque erano pescose, ricche di anguille e cefali, questi ultimi ancora visibili, nelle prime ore dell’alba, quando saltellano fuori dall’acqua nel bacino Idume, dove, nel decennio 1920-1930 furono arginate le acque dell’Idume e di vari canali, per bonificare l’area paludosa e malarica.

Percorrendo quel luogo, oggi, possiamo ammirare una rigogliosa vegetazione palustre di canne, giunchi, orchidee palustri ed altri fiori, vegetazione sommersa fitta di alghe ed altre specie acquatiche, per non parlare della ricca fauna, costituita da uccelli multicolori ed intere famiglie di anatre, che fanno tanta tenerezza.

Il nome Idume deriva dal termine greco Idume’ (= guardami), riferito, evidentemente, ad una bellezza naturalistica degna di essere ammirata e, soprattutto, rispettata.

Una leggenda, a cui fa riferimento il poeta epico leccese del secolo XVII Ascanio Grandi, narra del “Patrio Idume”, come di un misterioso fiume, consacrato alle ninfe, delle quali la fantasia popolare ascoltava le allegre e giovani voci.

” Tal nella Magna Grecia, altera vista,

Non lungi il fonte del mio patrio Idume,

O giardino nuovo, o città nova e vista

Prima che spunti in Oriente il lume,

O repentini allertano la vista

Navigli, e pur prima che il ciel s’allume;

Poi fugge il simulacro, e gli occhi sgombra

E novello stupor le menti ingombra.” ( da ” I Fasti Sacri “, Lecce, Pietro Micheli, 1635 )

Ascanio Grandi, nella sua descrizione, si riferisce al fenomeno ottico, che si verifica per inversione termica, tra gli strati bassi dell’aria, a contatto con l’acqua. Nelle prime ore dell’alba si ha l’illusione di vedere immagini meravigliose, navi veloci, che all’improvviso scompaiono. La fantasia popolare ha attribuito il fenomeno alla fata Morgana, ninfa acquatica bellissima, presente nella mitologia celtica, da identificare con paesaggi naturali selvaggi ed inafferrabili, che l’uomo non ha il diritto di dominare.

 

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